Per Lisa Ardita

SEI QUELLO CHE MANGI

Come trovare sott'acqua quello che cerchi sapendo cosa mangia!

Molti si stupiscono della bravura di alcune guide nel trovare ad ogni immersione nudibranchi e altre creature marine molto apprezzate dai fotografi. Beh sappiate che non si tratta di magia, sesto senso o altre diavolerie ma di conoscenza approfondita del punto di immersione e delle abitudini di vita degli organismi di cui si va in cerca. Lo so che sembra che li tiriamo fuori dalle tasche del gav ma vi assicuro che invece dietro c’è tanta passione, studio ed esperienza. In questo articolo condividerò con voi qualche trucco del mestiere in particolare come individuare più facilmente determinati tipi di nudibranchi sapendo quello che mangiano. Questo potrebbe rivelarsi per voi molto utile non solo nel caso che decidiate di intraprendere il percorso per diventare guida subacquea, un lavoro (si è un lavoro anche se tanti pensano che sia come essere in vacanza) bellissimo e ricco di soddisfazioni, ma anche se siete semplicemente in cerca di soggetti per le vostre foto. I nudibranchi vista la loro lentezza sono dei soggetti perfetti da fotografare e, soprattutto se riuscite a fare delle belle macro, vi accorgerete che sono ricchi di particolari e molto colorati. Certo hanno il difetto di essere piccoli e/o la tendenza a restare in anfratti poco illuminati, questi organismi però si nutrono di spugne e briozoi che sono di dimensioni maggiori e quindi più facili da trovare.

Cominciamo con sua maestà la vacchetta di mare o Discodoris atromaculata diciamo che è la più facile da trovare viste le dimensioni e la colorazione caratteristica e alquanto appariscente….indovinate un po’ perché? Dipende da quello che mangia, infatti si nutre principalmente di un tipo di spugna particolarmente dura la Petrosia ficiformis di cui immagazzina parte dei residui della digestione, questo rende la vacchetta dura e poco commestibile e per ricordarlo si mette bene in evidenza, questo tipo di colorazione si dice aposematica e si riscontra negli organismi tossici, indigesti o semplicemente dal sapore particolarmente sgradevole in questo modo i predatori possono riconoscerli immediatamente e evitano di mangierseli! Non è geniale!? Ovviamente ci sono anche quelli che se ne approfittano e, pur essendo gustosissimi e sani, adottano gli stessi colori per ingannare chi se li vuol mangiare. Una volta trovato la sua preda la vacchetta ne attacca la superfice con a radula (ovvero una sorta di nastro dentato e chitinoso, simile ad una lingua) raspandone la superfice dopo questo trattamento le parti mangiate risultano più chiare. Quindi ricapitolando per trovare la vacchetta di mare basta osservare le spugne e fino a trovare Petrosia ficiformis che appare massiccia, compatta e dura (come un sasso, da cui il nome)con superficie ruvida, ricoperta di osculi (i fori caratteristici delle spugne da cui fuoriesce l’acqua che è stata filtrata) e con colorazione rosso violacea. La colorazione è dovuta alla presenza di cianobatteri che vivono nella parte illuminata della spugna

Le Flabelline, tra cui le più “famose” sono la Flabellina affinis e la Cratena peregrina, in genere si nutrono di idroidi, organismi appartenenti al phylum degli Cnidari o Celenterata, lo stesso a cui appartengono le meduse e con cui condividono le caratteristiche cellule urticanti. Sono organismi coloniali che appaiono nel complesso come piccoli alberelli verdi/trasparenti di consistenza dura ma elastica e flessibili, i cui polipi (esattamente i POLIPI non sono i POLPI e per via delle cellule urticanti ordinarli al ristorante potrebbe essere causa di dolorose irritazioni!) hanno un corpo in cui notiamo soprattutto l’apparato boccale del tutto simile alla corolla di un fiore. Le flabelline sono dei molluschi gasteropodi caratterizzati da colori brillanti e da cerata, delle escrescenze allungate che servono sia per aumentare a superficie corporea (in molti esemplari le respirazione avviene attraverso la cute) ma anche per la difesa e per la digestione, infatti possono contenere al loro interno diverticoli della ghiandola epatica, mentre in alcuni sono muniti di organi di raccolta delle cellule urticanti degli organismi di cui si nutrono. Per essere sicuri che la loro prole abbia subito sufficiente nutrimento per svilupparsi questi nudibranchi depongono le loro uova (raggruppate in sottili filamenti di colori diversi a seconda delle specie per esempio quelle della Flabellina affins sono di colore viola mentre quelle della Cratena peregrina sono bianche) direttamente tra i rami degli idroidi in particolare durante la primavera e l’estate. Quindi per trovare questi splendidi animali di piccole dimensioni ma coloratissimi e ricchi di particolari non dobbiamo fare altro che guardare su ogni “piccolo alberello” (idroide) che troviamo durante l’immersione!

Se siete in cerca di Janolus cristatus, nudibranco di colore giall-bruno trasparente, caratterizzato da cerata a forma di lampadina con la parte terminale tra il celeste e il bianco opalescente, sappiate che si nutre di briozoi: animali che formano colonie, incrostanti o arborescenti, caratterizzate dall’avere i singoli individui chiusi in un involucro calcareo o chitinoso dal quale fuoriesce, solo quando è necessario, la parte del corpo predisposta al filtraggio chiamata lofoforo. I briozoi per un occhio inesperto possono essere confusi con alcuni tipi di alghe, spugne e coralli per questo è importante documentarsi bene! Le prede preferite dal nostro Janolus cristatus sono in particolare Alcyonidium gelatinosum, alcune specie appartenenti al genere Bugula (B.avicularia, B.flabellata, B.neritina, B.turbinata) e quelle appartenenti a Cellaria. Per riconoscerle meglio vi consiglio di fare una ricerca di immagini di questi organismi in modo da farvi un’idea di come appaiono. Non nutrendosi di cnidari, lo J.cristatus, non presenta le loro cellule urticanti all’interno dei cerata ma per difendersi dai predatori ha sviluppato la capacità di rilasciare alcuni cerata che continuano a muoversi anche dopo che sono stati separati dal corpo, confondendo i predatori! Un po’ come fanno le lucertole con la coda. Questa capacita viene detta autotomia.

Per chi desidera approfondire l’argomento nudibranchi consiglio il sito http://opistobranquis.info/en/#gsc.tab=0 in inglese oppure il libro NUDIBRANCHI DEL MEDITERRANEO di Egidio Trainito e Mauro Doneddu in italiano.

Ovviamente non solo il cibo caratterizza la distribuzione degli organismi in mare molte altre sono le necessità e le abitudini che spingono gli animali a trovarsi in un determinato posto piuttosto che in un altro e per impararlo uno dei modi migliori è frequentando dei corsi di ecologia e biologia marina oppure ci si può sempre affidare ad una guida esperta!

Per Riccardo Buralli

La posidonia non è un alga!!!

LA POSIDONIA OCEANICA NON è UN ALGA!

Avete presente in Peter Pan quando dice “Ogni volta che un bimbo dice: ‘Io non credo alle fate’, c’è una fatina che da qualche parte cade a terra morta.” Ecco quando qualcuno chiama la Posidonia oceanica alga, in qualche parte del mondo, a un biologo marino viene il mal di pancia…probabilmente a quello che si trova più vicino a voi mentre dite la suddetta cosa. Per favore perdonatelo se a quel punto si avvicinerà e proverà a spiegarvi perché tale affermazione è tanto sbagliata (lo stesso vale anche quando ordinate polipi al ristorante!). Lo so che tutti pensate che in mare ci siano solo le alghe a fare la fotosintesi ma invece no!

La Posidonia oceanica NON è un alga ma una pianta .

E che differenza c’è? Bhe… per fare un paragone subacqueo, la stessa che c’è fra uno che fa il bagno e un subacqueo tecnico. Infatti, come gli alberi, la P.oceanica ha tessuti specializzati che compongono radici, fusto, foglie e per riprodursi ha fiori e frutti. Le alghe invece sono molto più primitive e sono costituite da un solo tipo di tessuto il tallo (per capirsi meglio in una pianta la fotosintesi avviene nelle cellule specializzate che compongono le foglie mentre in un alga avviene praticamente ovunque batta il sole).

La P.oceanica è il risultato dell’adattamento alla vita acquatica di piante superiori che 120 milioni di anni fa hanno “deciso” di trasferirsi dalla terra ferma al mare (più o meno quello che vorrebbe fare qualsiasi subacqueo;)).

Subacqueamente parlando di solito le immersioni in luoghi ricoperti da prateria di P.oceanica non sono tra le migliori infatti il paesaggio può essere un po’ monotono considerando che una prateria ben conservata si estende per km all’apparenza tutta uguale, generalmente le zone rocciose dove possiamo trovare buchi e fenditure in cui guardare riservano gradite sorprese come polpi, murene e gronghi oppure nelle zone d’ombra è possibile trovare tratti coloratissimi ricoperti da spugne, briozoi e alghe molto colorati e quindi più gradevoli alla vista rispetto ad un uniforme distesa verde.

Questo però solo in apparenza, infatti, la prateria è un luogo ricco di forme di vita e di colore, basta spostare (delicatamente!) i ciuffi di posidonia per osservare una moltitudine di organismi che vivono all’ombra delle sue fronde. Fra le sue foglie trovano riparo dai predatori tantissime forme giovanili, per questo si dice che svolge la funzione di nursery, inoltre offrono una superficie su cui crescono e vivono una moltitudine di organismi vegetali e animali. Tutta questa vita, poco visibile, attira comunque anche organismi di dimensioni ragguardevoli come i dentici che stanno in agguato tra le foglie prima di partire per un attacco a tutta velocità!  

Un piccolo aneddoto…una volta un mio caro amico mi ha raccontato di aver perso una torcia in mezzo alla posidonia, nel tentativo di ritrovarla ha cominciato a cercare alla ceca tastando alla base della posidonia nel punto in cui pensava fosse caduta, ad un certo punto sente con le mani qualcosa di cilindrico e tutto contento lo tira su pensando fosse la sua amata torcia… invece si è ritrovato fra le mani uno spaventatissimo gattuccio! Non mi ricordo se poi ha ritrovato la torcia ma sicuramente questa storia è l’esempio di quali sorprese si celano tra le foglie di posidonia. Scegliete voi se organismi marini o attrezzatura persa;))).

Di seguito alcune nozioni schematiche sulla P.oceanica

RADICI: servono principalmente come mezzo per ancorarsi al fondo perché questa pianta è capace di assorbire nutrienti da tutta la sua superficie comprese le foglie.

FUSTO: la P.oceanica presenta un fusto modificato detto RIZOMA che cresce sotto terra, inoltre si distinguono due tipi di rizomi i PLAGIOTROPI che crescono orizzontalmente e gli ORTOTROPI che crescono verticalmente in questo modo intrappolano la sabbia e altri piccoli pezzettini e costituiscono una struttura chiamata MATTE. In questo modo la Posidonia cresce e guadagna terreno con un ritmo lentissimo circa 1metro al secolo.

FOGLIE: sono a forma di nastro e possono essere lunghe fino a 1 metro sono di colore verde quando sono giovani e quando sono vecchie e si staccano dalla pianta diventano color marrone come le foglie degli alberi in autunno. Sono riunite in fasci in cui le più giovani si trovano all’interno e le più vecchie si trovano all’esterno. Una volta morte possono essere trasportate dalle correnti sulle spiagge dove formano le BANQUETTE. I residui fogliari fibrosi che sono alla base de i rizomi vengono trasformati dal moto ondoso in EGAGROPILI dette anche palline di mare!

FIORI: sono verdi e raggruppati in una infiorescenza a forma di spiga, il polline prodotto viene trasportato dall’acqua grazie alle correnti proprio come quello dei pini viene trasportato dal vento. La riproduzione avviene a settembre-ottobre. Le foto dei fiori qua sopra sono state scattate da Riccardo Buralli nel 2015, alla fine di un estate particolarmente afosa, in cui in quasi tutti i punti di immersione del l’isola d’Elba è stato possibile osservare dal vivo la fioritura della P.oceanica .

FRUTTI: anche loro sono verdi e per la loro forma sono state soprannominate “olive di mare”, una volta mature (aprile-maggio) si staccano e vengono a galla in questo modo sono trasportate lontano ed è per questo che occasionalmente è possibile trovarle sulle spiagge. Quando il frutto marcisce viene liberato il seme che si trova al suo interno che cade sul fondo dove, se trova le condizioni adatte, sviluppa una nuova pianta.

Il nome Posidonia deriva dal dio del mare degli antichi greci per sottolineare la sua grande importanza all’interno dell’ecosistema marino.

Infatti :

  • Si trova solo nel Mediterraneo: Esistono altre 8 specie di Posidonia presenti in Australia ma la Posidonia oceanica si trova solo nel Mediterraneo la prateria più estesa è quella presente tra le isole di Formentera e Ibiza e si estende per circa 15 kilometri inoltre secondo alcuni studi sarebbe l’organismo vivente più longevo (centinaia di migliaia di anni).
  • è uno dei produttori primari di ossigeno (circa 14l/mq/anno) e di sostanze organiche (circa 20 t/ha/l’anno): per questo viene paragonata alle foreste tropicali, il suo danneggiamento da parte dell’uomo potrebbe causare un grosso danno poiché la loro scomparsa potrebbe generare una fonte di CO2 ove ora c’è una fonte di ossigeno.
  • è un indicatore della salute del mare: osservando lo stato di salute delle praterie (insieme delle piante di posidonia) si può valutare il grado di inquinamento dello specchio d’acqua preso in esame. Per esempio si osservano il numero di foglie per fascio e il numero di fasci per metro quadrato, il tipo e la quantità di organismi che vivono sopra e tra le sue foglie, la profondità fino a cui viene trovata è per esempio indice di chiarezza delle acque. In acque molto chiare come quelle di Pianosa si estende fino a 50 metri.
  • protegge le coste dall’erosione: in autunno quando le sue foglie si staccano vengono depositate sulla costa e formano le BANQUETTE che proteggono le spiagge dalle mareggiate invernali; la conformazione delle MATTE con le lunghe foglie che le sovrastano nei pressi delle coste attutiscono l’azione delle correnti marine e del moto ondoso.
  • Come già detto, da rifugio e protezione e nutrimento ad un gran numero di piccoli organismi e alle forme giovanili di molti altri: la presenza delle lunghe foglie rende l’ambiente simile a quello della macchia o del sottobosco dove piccoli animali possono vivere e riprodursi al riparo dai grandi predatori, gli esemplari giovanili di molte specie trovano rifugio nella posidonia fino a che non saranno abbastanza grandi da avventurarsi nel mare aperto. Le foglie vicine e stese verso la superficie intrappolano e concentrano le particelle organiche presenti nella colonna d’acqua per questo all’interno delle praterie sono presenti una grande quantità di filtratori come la Pinna nobilis detta anche nacchera. Molti altri animali marini si nutrono degli organismi che crescono sulle sue foglie o tra i rizomi.
  • Sono pochissimi gli animali che si nutrono direttamente della Posidonia oceanica solo il “riccio femmina” Paracentrotus lividus, il crostaceo Idotea e la salpa Sarpa salpa si cibano abitualmente delle sue foglie poiché i suoi tessuti verdi sono ricchi di una sostanza amara.
  • L’importanza e la vulnerabilità di questa pianta e il suo impatto sul genere umano sono tutelate dalle legislazioni europee e nazionali: la direttiva “Habitat” dell’Unione europea definisce come un habitat prioritario le praterie di Posidonia di Ibiza(Eivissa) e Formentera che sono state dichiarate, nel 1999, Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco.Il Servizio Difesa Mare del Ministero dell’Ambiente, ha definito un piano specifico per la mappatura della Posidonia lungo le coste del Mediterraneo, secondo il “Programma nazionale di individuazione e valorizzazione della Posidonia oceanica nonché di studio delle misure di salvaguardia della stessa da tutti i fenomeni che ne comportano il degrado e la distruzione”, previsto dalla Legge n° 426/98.
  • La scomparsa di questi ecosistemi in grado anche di sequestrare CO2dall’atmosfera e di regolare l’acidità delle acque, possono peggiorare il problema del riscaldamento globale e conseguente cambio climatico, poiché la loro scomparsa potrebbe generare una fonte di CO2 ove ora c’è una fonte di ossigeno.
  • Le principali minacce per le praterie di Posidonia sono le cementificazione delle rive, l’inquinamento, gli effetti dannosi delle reti “a strascico”, gli ancoraggi, specie invasive*
  • Questi ecosistemi, che occupano circa mezzo milione di chilometri quadrati (km2), sono in declino a livello mondiale, con un tasso di perdita stimata del 1-2% all’anno, quattro volte il tasso di perdita della foresta tropicali, la percentuale sale e raggiungere il 5% nel Mediterraneo. Inoltre, la lenta crescita di queste piante (2 cm/anno) e la bassa produzione di sementi fanno si che le perdite siano irreversibili, in quanto il recupero della Posidonia richiede diversi secoli.
  • *Caulerpa racemosa: nelle nostre acque quest’alga invasiva (introdotta in seguito all’apertura del canale di Suez la sua diffusione è stata incrementata dal suo utilizzo negli acquari) è entrata in competizione con la P.oceanica. E’ noto, infatti, che ai bordi delle praterie e in condizioni di indebolimento delle piante di Posidonia, la Caulerpa (in prevalenza la specie C. racemosa) invade le “mattes” sofferenti, e in situazioni in cui la fanerogama è in svantaggio di competizione; riesce a raggiungere dimensioni eccezionali, andando ad ombreggiare e quindi a danneggiare la sua antagonista.
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Per Lisa Ardita

Immersioni a Pianosa

La gestione delle immersioni a Pianosa

Le immersioni possibili all’Isola di Pianosa sono attualmente 4 su altrettante boe dedicate esclusivamente all’ormeggio delle imbarcazioni diving autorizzate.
Ci sono altre 2 boe che potrebbero essere aperte nel corso della stagione 2017 e che si trovano vicine ad un sito archeologico subacqueo di estremo valore.
Tutte le immersioni si trovano sul lato est dell’isola ovvero quello del centro abitato, si possono vedere molto bene sulla cartina sotto riportata. Si tratta in tutti i casi di secche quindi formazioni rocciose che dal fondo risalgono verso la superficie.

La descrizione delle immersioni si trova nella SEZIONE IMMERSIONI ISOLA DI PIANOSA del nostro sito.

La fruizione di queste immersioni segue una legislazione molto restrittiva:

Per ogni boa può sostare una sola barca diving per turno della durata di 2 ore totali, con al massimo 12 subacquei a bordo e 2 guide ambientali subacquee iscritte all’albo del Parco Nazionale Arcipelago Toscano (PNAT)

Dopo 2 ore si cambia boa scegliendo tra quelle prenotate in precedenza, tale prenotazione deve essere effettuata almeno il giorno precedente (salvo disponibilità delle boe) tramite un portale online collegato al sito del PNAT.

Solo i diving iscritti e autorizzati dal PNAT ricevono l’accesso al portale e comunque non possono effettuare più di 2 prenotazioni successive per garantire una turnazione equa sulle boe. Ogni prenotazione prevede il pagamento anticipato e non rimborsabile delle tasse richieste dal PNAT per l’accesso giornaliero alle boe.

Si può accedere solo 4 giorni a settimana tra questi il martedì è sempre escluso perché in quel giorno c’è il traghetto da Piombino e per motivi di sicurezza è stato deciso di lasciare chiuso lo specchio di acque intorno all’isola. Gli altri giorni variano in base alla stagione.

Per Lisa Ardita

Quello che non ti aspetti dal mar Mediterraneo

Spesso molti subacquei raccontano di essere stati in posti esotici per fare fotografia macro o ci parlano di piccole creature marine colorate e come queste siano varie e stupende da vedere. 

Beh molti non sanno che il mar Mediterraneo è ricchissimo di questi organismi e altrettanto colorato, basta scegliere i giusti posti o avere pazienza di cercare, come del resto si fa in molti posti tropicali per trovare il nudibranco strano o l'organismo unico al mondo presente solo in quel luogo.

Di seguito una piccola galleria fotografica che pensiamo renda bene l'idea della ricchezza del mar Mediterraneo

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Per Riccardo Buralli

Il cliente per noi è importante

Da un famoso film italiano abbiamo tratto la frase “la vostra soddisfazione è il nostro miglior premio”!
Questa è la filosofia dello staff di Diving in Elba che offre il massimo dei servizi per agevolare i turisti che visitano la nostra bella isola.

Ed eccovi un racconto di una giornata speciale scritto da un nostro cliente:
Ti svegli e pensi “si ricomincia! Il lavoro, la scuola, i bambini, la solita giornata piena di impegni…” poi improvvisamente ti ricordi…”SONO IN VACANZA!” e così con tutta calma ti vesti e scendi a fare colazione. Stai gustandoti il tuo caffè quando vedi entrare il tuo compagno di immersioni, fino a ieri non vi conoscevate ma la passione comune per il mare e per la subacquea vi ha fatto diventare amici. “Buongiorno! Ma quanti dentici c’erano allo scoglietto ieri!? incredibile! Ieri sera ho guardato le foto dell’immersione e il nudibranco che mi hai fatto vedere è venuto benissimo! E tu: “Sono contento magari fammi avere la foto. Sai dove ci porteranno oggi?”
– “Si andiamo a S.Lucia una secca tra lo Scoglietto e Capo Enfola.”
Fai due chiacchere mentre finisci la colazione e poi vi date appuntamento giù al diving center. Quando arrivi lo staff del Diving in Elba ha già preparato la tua attrezzatura non ti resta che fare un controllo di routine fra una battuta e l’altra finché non ti avvertono che è l’ora di partire. Durante il tragitto la guida, che è ancora più entusiasta di te all’idea di immergersi, fa un briefing dettagliato pieno di riferimenti naturalistici e storici… non te ne accorgi ma siete già arrivati sul punto di immersione e stanno per buttare l’ancora si sente gridare: “guardate si vedono i barracuda dalla superficie!”
Ti affacci e vedi sfilare sotto la barca una trentina di sagome argentee e affusolate
pensi “promette bene!” e infatti una volta sott’acqua rimani meravigliato dalla ricchezza di colori e dalla varietà di specie il tutto incorniciati da un sinuoso serpente di decine di barracuda che vi seguono per tutta l’immersione!
Guardi la parete ricoperta di Parazoanthus, comunemente chiamati margherite di mare per il loro colore giallo e la forma a fiore, ti prepari guardi dove si trova il sole, ti metti in posizione e scatti una bellissima foto con la parete colorata e i raggi solari che creano uno stupendo riflesso alle spalle, questo sarà uno dei tanti ricordi che guarderai durante l’inverno ripensando a quanto sia stata bella la vacanza estiva.
In un attimo sono già passati più di 40 minuti è tempo di ritornare verso la barca, il tuo compagno è vicino a te, vi scambiate un segno di ok-pronti per la risalita, fate un cenno alla guida che vi aveva appena richiamato verso la cima dell’ancora, controlli gli strumenti e lentamente ritorni verso la superficie.
Trovi ad attenderti il personale di bordo che ti aiuta a salire in barca e iniziano subito i racconti entusiastici con i compagni d’immersione, chi ha visto qualcosa che non avevi notato, chi vuole vedere le tue foto, chi già programma la prossima immersione!
Questo è il tipo di vacanza che un subacqueo sogna e vorrebbe, questo all’Isola d’Elba non solo è possibile ma puoi farlo in modo rilassante, sicuro e divertente!
Un grazie di cuore allo STAFF del Diving in Elba

Enrico G.
Estate 2016