SEI QUELLO CHE MANGI

Come trovare sott’acqua quello che cerchi sapendo cosa mangia!

Molti si stupiscono della bravura di alcune guide nel trovare ad ogni immersione nudibranchi e altre creature marine molto apprezzate dai fotografi. Beh sappiate che non si tratta di magia, sesto senso o altre diavolerie ma di conoscenza approfondita del punto di immersione e delle abitudini di vita degli organismi di cui si va in cerca.

Lo so che sembra che li tiriamo fuori dalle tasche del gav ma vi assicuro che invece dietro c’è tanta passione, studio ed esperienza. In questo articolo condividerò con voi qualche trucco del mestiere in particolare come individuare più facilmente determinati tipi di nudibranchi sapendo quello che mangiano. Questo potrebbe rivelarsi per voi molto utile non solo nel caso che decidiate di intraprendere il percorso per diventare guida subacquea, un lavoro (si è un lavoro anche se tanti pensano che sia come essere in vacanza) bellissimo e ricco di soddisfazioni, ma anche se siete semplicemente in cerca di soggetti per le vostre foto. I nudibranchi vista la loro lentezza sono dei soggetti perfetti da fotografare e, soprattutto se riuscite a fare delle belle macro, vi accorgerete che sono ricchi di particolari e molto colorati. Certo hanno il difetto di essere piccoli e/o la tendenza a restare in anfratti poco illuminati, questi organismi però si nutrono di spugne e briozoi che sono di dimensioni maggiori e quindi più facili da trovare.

Cominciamo con sua maestà la vacchetta di mare o Discodoris atromaculata diciamo che è la più facile da trovare viste le dimensioni e la colorazione caratteristica e alquanto appariscente….indovinate un po’ perché? Dipende da quello che mangia, infatti si nutre principalmente di un tipo di spugna particolarmente dura la Petrosia ficiformis di cui immagazzina parte dei residui della digestione, questo rende la vacchetta dura e poco commestibile e per ricordarlo si mette bene in evidenza, questo tipo di colorazione si dice aposematica e si riscontra negli organismi tossici, indigesti o semplicemente dal sapore particolarmente sgradevole in questo modo i predatori possono riconoscerli immediatamente e evitano di mangierseli! Non è geniale!? Ovviamente ci sono anche quelli che se ne approfittano e, pur essendo gustosissimi e sani, adottano gli stessi colori per ingannare chi se li vuol mangiare. Una volta trovato la sua preda la vacchetta ne attacca la superfice con a radula (ovvero una sorta di nastro dentato e chitinoso, simile ad una lingua) raspandone la superfice dopo questo trattamento le parti mangiate risultano più chiare. Quindi ricapitolando per trovare la vacchetta di mare basta osservare le spugne e fino a trovare Petrosia ficiformis che appare massiccia, compatta e dura (come un sasso, da cui il nome) con superficie ruvida, ricoperta di osculi (i fori caratteristici delle spugne da cui fuoriesce l’acqua che è stata filtrata) e con colorazione rosso violacea. La colorazione è dovuta alla presenza di cianobatteri che vivono nella parte illuminata della spugna.

Le Flabelline, tra cui le più “famose” sono la Flabellina affinis e la Cratena peregrina, in genere si nutrono di idroidi, organismi appartenenti al phylum degli Cnidari o Celenterata, lo stesso a cui appartengono le meduse e con cui condividono le caratteristiche cellule urticanti. Sono organismi coloniali che appaiono nel complesso come piccoli alberelli verdi/trasparenti di consistenza dura ma elastica e flessibili, i cui polipi (esattamente i POLIPI non sono i POLPI e per via delle cellule urticanti ordinarli al ristorante potrebbe essere causa di dolorose irritazioni!) hanno un corpo in cui notiamo soprattutto l’apparato boccale del tutto simile alla corolla di un fiore. Le flabelline sono dei molluschi gasteropodi caratterizzati da colori brillanti e da cerata, delle escrescenze allungate che servono sia per aumentare a superficie corporea (in molti esemplari le respirazione avviene attraverso la cute) ma anche per la difesa e per la digestione, infatti possono contenere al loro interno diverticoli della ghiandola epatica, mentre in alcuni sono muniti di organi di raccolta delle cellule urticanti degli organismi di cui si nutrono. Per essere sicuri che la loro prole abbia subito sufficiente nutrimento per svilupparsi questi nudibranchi depongono le loro uova (raggruppate in sottili filamenti di colori diversi a seconda delle specie per esempio quelle della Flabellina affins sono di colore viola mentre quelle della Cratena peregrina sono bianche) direttamente tra i rami degli idroidi in particolare durante la primavera e l’estate. Quindi per trovare questi splendidi animali di piccole dimensioni ma coloratissimi e ricchi di particolari non dobbiamo fare altro che guardare su ogni “piccolo alberello” (idroide) che troviamo durante l’immersione!

Se siete in cerca di Janolus cristatus, nudibranco di colore giall-bruno trasparente, caratterizzato da cerata a forma di lampadina con la parte terminale tra il celeste e il bianco opalescente, sappiate che si nutre di briozoi: animali che formano colonie, incrostanti o arborescenti, caratterizzate dall’avere i singoli individui chiusi in un involucro calcareo o chitinoso dal quale fuoriesce, solo quando è necessario, la parte del corpo predisposta al filtraggio chiamata lofoforo. I briozoi per un occhio inesperto possono essere confusi con alcuni tipi di alghe, spugne e coralli per questo è importante documentarsi bene! Le prede preferite dal nostro Janolus cristatus sono in particolare Alcyonidium gelatinosum, alcune specie appartenenti al genere Bugula (B.avicularia, B.flabellata, B.neritina, B.turbinata) e quelle appartenenti a Cellaria. Per riconoscerle meglio vi consiglio di fare una ricerca di immagini di questi organismi in modo da farvi un’idea di come appaiono. Non nutrendosi di cnidari, lo J.cristatus, non presenta le loro cellule urticanti all’interno dei cerata ma per difendersi dai predatori ha sviluppato la capacità di rilasciare alcuni cerata che continuano a muoversi anche dopo che sono stati separati dal corpo, confondendo i predatori! Un po’ come fanno le lucertole con la coda. Questa capacita viene detta autotomia.

Per chi desidera approfondire l’argomento nudibranchi consiglio il sito http://opistobranquis.info/en/#gsc.tab=0 in inglese oppure il libro NUDIBRANCHI DEL MEDITERRANEO di Egidio Trainito e Mauro Doneddu in italiano.

Ovviamente non solo il cibo caratterizza la distribuzione degli organismi in mare molte altre sono le necessità e le abitudini che spingono gli animali a trovarsi in un determinato posto piuttosto che in un altro e per impararlo uno dei modi migliori è frequentando dei corsi di ecologia e biologia marina oppure ci si può sempre affidare ad una guida esperta!

Perché partecipare alle pulizie delle spiagge

Il mare e le spiagge hanno la capacità di inebriare tutti i nostri sensi: il rumore delle onde  che si infrangono sulla riva, la sensazione di sabbia bagnata tra le dita dei piedi, il sapore di sale che insaporisce le brezze marine, lo sconfinato blu che si stende davanti ai nostri occhi.

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La leggenda dell’Occhio di Santa Lucia

Ricerca semi-seria tra storia e mito L’Occhio di Santa Lucia è l’incantevole frutto del “lavoro ingegneristico” di una specie marina, un mollusco gasteropode della famiglia dei Turbinidi, oggi chiamato Bolma Rugosa (Linnaeus, 1767), che vive in quasi tutto il Mediterraneo e anche in alcuni mari tropicali. La sua conchiglia è riconoscibile per la forma a spirale […]

20 anni di storia

20 anni di storia del nostro diving center

Animali fantastici dove trovarli, versione scuba diving

Approfitto di questo periodo di reclusione forzata per riprendere la rubrica “Animali fantastici dove trovarli, versione scuba diving” che per varie vicissitudini avevo abbandonato diverso tempo fa. Spero che vi faccia piacere visto che, quest’anno, dovremo tutti aspettare un po più del normale per tornare in quel fantastico mondo che si trova sotto la superficie del mare.

Oggi parleremo di predatori spietati, inarrestabili, fortissimi e con capacità eccezionali….le stelle marine 🙂

Ebbene si, questi simpatici animaletti, che ci fanno pensare alle decorazioni di natale o al reggiseno delle sirene e quindi in qualche modo ritenuti pucciosi, sono in realtà dei predatori efficientissimi e voraci. In alcuni casi pure troppo, basta pensare alla stella corona di spine.

STELLA CORONA DI SPINE- Acanthaster planci (Linnaeus, 1758). Questa stella tropicale di circa 30 cm di diametro e dall’aspetto, a mio parere, impressionante con un numero di braccia tra le 16 e le 20 e tutta ricoperta di spine velenose lunghe 5 cm, è in grado di mangiare ampie aree di barriera corallina in poco tempo mettendo in difficoltà questo delicato ecosistema già stressato da eventi climatici estremi e dall’inquinamento. Per questo motivo sono in  atto campagne per la sua segnalazione. http://www.iucngisd.org/gisd/species.php?sc=1043

Pelle Spinosa

Le stelle marine appartengono al phylum degli Echinodermi, insieme a ricci, ofiure e oloturie. Una delle caratteristiche che li accomuna è la presenza di un endoscheletro composto da placche calcaree, che possono assumere varie forme: microscopiche,piccole e piatte, allungate a formare spine, grandi al punto dal saldarsi l’una con l’altra. Da cui il nome Echinodermata (derma provvisto di spine).

Gli Echinodermi sono esclusivamente marini e si possono trovare a tutte le latitudini e a tutte le profondità. Gli Asteroidei (quelli a forma di stella stilizzata) si sono adattati per lo più a vivere su fondali rocciosi, anche se esistono alcune specie adattate ai fondi mobili come l’Astropecten aranciacus. 

STELLA PETTINE MAGGIORE- Astropecten aranciacus (Linnaeus, 1758)

Vive sui fondali mobili: fango, sabbia, ghiaia. Anche se preferisce i fondali sabbiosi del Mediterraneo dalla superficie fino a 100 mt di profondità ed è relativamente facile incontrarla nei pressi delle praterie di Posidonia oceanica. Inconfondibile per le grandi dimensioni che riesce a raggiungere (fino a 50 cm), per il colore rosso-arancione e per la presenza di aculei lungo tutte le piastre marginali. L’aspetto più liscio rispetto alle stelle che vivono su fondali rocciosi è dovuto alla presenza di ossiculi (placche calcaree) a forma di tavolino che proteggono le papule che ricoprono la  parte aborale (la parte opposta rispetto alla bocca cioè quella che possiamo osservare dall’alto) della stella e che hanno un’ importante funzione negli scambi gassosi e nell’espulsione di rifiuti, funzioni che potrebbero essere ostacolate da sabbia e fango. Inoltre per potersi muovere nei fondali mobili hanno pedicelli privi di ventose, che invece di attaccarsi al substrato si piantano come paletti-ancore e permettono lo spostamento per trazione.

Piccola digressione…

Le stelle del genere Astropecten mi riportano alla memoria i corsi di guida e istruttore subacqueo dove, per diventare perfetti nell’esecuzione, in lunghe sessioni su bassi fondali sabbiosi, ripetevamo gli skill del corso open water e rescue. Dopo un po’ che eravamo lì, a forza di smuovere la sabbia, cominciavano a uscire queste stelle di circa 5-10 cm che se ne andavano via con aria un po indignata per essere state disturbate, non avete idea di quanti cazziatoni mi sono presa perché mi distraevo a guardarle 😀

Torniamo alle stelle marine

Le stelle marine sono per la maggior parte carnivore, le loro prede sono animali sessili, poco mobili o morti, per questo motivo, il loro metodo di caccia non richiede una grande velocità. Si tratta comunque di predatori inesorabili che divorano le loro prede bloccandole con le forti braccia per poi divorarle con calma. Alcune, specialmente quelle che si nutrono prevalentemente di molluschi bivalvi, sono in grado di rovesciare lo stomaco all’esterno del proprio corpo. Questa “caccia” avviene così lentamente che molto spesso, anche se durante un’immersione capita di vederla, passa inosservata…ma provate a immaginarla con il commento di un documentario sui grandi predatori…..sentite sta partendo la musica carica di suspance…..

 Immaginate…

 …un’ignara cozza, o ostrica, che sta tranquillamente filtrando la sua acqua in cerca di cibo quando….all’improvviso, viene afferrata da qualcosa che tenta di aprirgli le valve, facendo leva con forti braccia che aderiscono al suo guscio grazie a potenti ventose. Il povero mollusco si chiude con tutta la sua forza, comincia un terribile tiro alla fune tra i due animali che lottano per la sopravvivenza ( si perché anche la stella marina se non riesce a mangiare prima o poi muore). Fino a che… il mollusco cede di pochissimo e si apre di appena 0,1 mm, ma tanto basta, allo stomaco estroflesso della stella marina, per insinuarsi all’interno della conchiglia e attaccare il muscolo adduttore (quello che serve per tenere chiuse le valve). A questo punto la partita è vinta la protezione della conchiglia viene meno e la stella marina si può nutrire con calma trascinando dentro di sé pezzi di mollusco mentre ritira il suo stomaco. 

Capacità eccezionali

Scommetto che adesso la “stellina” di mare non sembra più tanto carina e assomiglia sempre di più a un mostro alieno tipo Blob.

Le somiglianze con una creatura venuta da un altro pianeta non finiscono qui, perché questo spietato predatore è anche capace di rigenerarsi! Non solo è in grado di rigenerare un braccio se lo perde a causa di un incidente, sono pochi i predatori che si cibano di loro sono vittime principalmente di parassiti, ma se, insieme al braccio, si stacca una porzione di disco centrale, da questo può generarsi un altro individuo completo!

Sistema vascolare acquifero

Per concludere volevo lasciarvi con questo breve filmato, registrato in un acquario, in cui si vede l’affascinante sistema di locomozione della stella marina. Possibile grazie al complesso sistema idraulico composto da: ampolle, pedicelli e ventose, tutti collegati tramite il sistema vascolare acquifero. Si tratta di un insieme di canali che da un anello centrale si dipartono attraverso i bracci, trasportando un liquido simile all’acqua di mare che funge anche da mezzo per gli scambi gassosi, il trasporto di nutrienti e l’espulsione di scarti del metabolismo come l’ammoniaca (anche se è supportato dalle papule e dal sistema emale in queste funzioni). 

Il sistema acquifero è collegato con l’esterno tramite una specie di tappo-filtro che si trova sul lato aborale (opposto alla bocca) della stella, per capirsi la macchiolina di colore generalmente più chiaro che si trova sul disco centrale ma leggermente decentrata. Se la stella viene tirata fuori dall’acqua, anche per poco tempo, piccole bolle di gas possono insinuarsi nel sistema acquifero compromettendone il funzionamento e di conseguenza la mobilità della stella condannandola a morire di fame, per questo…..niente foto di stelle marine fuori dall’acqua e se vi capita di vedere qualcuno che lo fa spiegategli perché è sbagliato! 

 Spero che adesso guarderete con un occhio diverso questi animali che, a parte gli scherzi, sono veramente carini. Magari… potrebbe venirvi un brivido pensando a una stella marina gigante proveniente dallo spazio…ma fino ad allora state pure tranquilli 😉

Se vi interessa sapere qualcosa di più sugli echinodermi vi lascio qua sotto il link a una lezione in ppt dell’università di Roma e i riferimenti dei libri da cui ho preso le informazioni per scrivere questo post. Se avete domande specifiche, curiosità o dubbi scrivete nei commenti!

“Zoologia” Robert L Dorit Warren F Jr Walker Robert D Barnes 

“Fauna e flora del Mediterraneo” Rupert Riedl

http://www.federica.unina.it/smfn/zoologia/phylum-echinodermata/

Speciale Halloween – storie di fantasmi per subacquei

Io adoro Halloween e la trovo una festa geniale! Affrontare le paure impersonandole e ridendoci su, secondo me, è il miglior modo per esorcizzarle e renderle inoffensive.

Lo so che per la maggior parte dei subacquei la paura più grande è che salti l’immersione…ma so anche che come tutti i personaggi che orbitano intorno al mare il “Subacqueo” adora raccontare storie, per lo più vere ma, diciamocelo, spesso arricchite di particolari per renderle più interessanti, come vuole la migliore  tradizione marinaresca. E così ho pensato di fare un giro su internet e vedere quante storie di fantasmi, o meglio, leggende metropolitane a tema subacqueo riuscivo a trovare. La prima ovviamente è stata quella trita e ritrita, e assolutamente poco credibile, del subacqueo risucchiato dal Canadair e ritrovato fra i rami di un albero scampato a un incendio…che noia.

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PERCHÈ ANDARE ALL’EUDI SHOW!

Come ogni anno Diving in Elba sarà presente, come espositore, all’EUDI SHOW 2026. Uno degli eventi più importanti dell’anno per chi ama la subacquea e il mare in genere!

L’EUDI SHOW 2026,  per noi, è un’occasione per incontrare vecchi e nuovi amici, scoprire cosa c’è di nuovo e mostrare a tutti cosa di nuovo abbiamo da offrire noi.

Tutto questo in un meraviglioso clima di festa! Come il Natale riunisce le famiglie, così l’EUDI fa convergere i subacquei di tutta Italia a Bologna. Riuniti tutti insieme, sotto l’ampio tetto di uno dei padiglioni della fiera di Bologna, festeggeremo la nostra passione per il mare nel modo migliore che conosciamo…parlando di spettacolari immersioni passate e progettando insieme immersioni e corsi futuri.

Tantissime le novità quest’anno, in particolare la multinazionale HEAD che ha incorporato le più importanti società di subacquea a livello di produzione (Mares e Aqualung) e agenzia didattica SSI in un unico soggetto che ormai è leader incontrastato del mercato mondiale!

Per chi vuole passarci a trovare saremo presso lo dei Diving SSI. Non vediamo l’ora di essere lì a festeggiare con voi!

In cerca di motivazioni?

Se la voglia di venire a salutarci non fosse sufficiente ;)))) per convincervi a venire all’EUDI SHOW 2026, lasciate che vi illustri alcuni altri motivi per cui perdersi questo evento sarebbe davvero un peccato!

  1. difficilmente troverete raccolti in un posto solo tanti subacquei di didattiche e livelli diversi, per cui è l’occasione per  condividere, scoprire e confrontarsi sui diversi modi di andare sott’acqua!
  2. se sei in cerca di informazioni su nuovi corsi, qui potrai parlare faccia a faccia con istruttori di ogni didattica provenienti da tutta Italia
  3. se invece vuoi cambiare la tua vita e diventare un professionista della subacquea, all’EUDI SHOW 2018, potrai trovare tutti i contatti giusti per lanciare la tua carriera e/o informazioni su dove e come fare i corsi necessari per diventare guida o istruttore

La mostra della subacquea

Non vi basta? Come dice il suo nome, l’EUDI SHOW 2026 è una vetrina dove vengono mostrate tutte le novità che riguardano la subacquea. Dai suoi palchi potrai assistere a conferenze sulla conservazione e l’educazione ambientale, medicina subacquea, novità legislative, novità sui record , tecniche per foto e video subacquei.

Non dimentichiamoci che fra gli espositori ci sono anche associazioni come l’Historical Diving Society Italia che espongono attrezzature che hanno fatto la storia della subacquea. Un’occasione per tutti noi di ripercorrere le tappe che hanno portato questa disciplina ad essere un’attività ricreativa sicura ed amata in tutto il mondo. 

Dopo aver dato uno sguardo al passato, potrete toccare con mano quello che vi offre il futuro della subacquea. Infatti saranno presenti tutti i migliori marchi del settore, che in occasione dell’EUDI SHOW 2026, metteranno in mostra i loro nuovi prodotti che potrete acquistare con le vantaggiose offerte fiera! 

 

Se nonostante tutti questi buoni motivi non riuscirai a venire seguici sui nostri social e ti renderemo partecipe della nostra esperienza. Per tutti gli altri….ci vediamo a Bologna!

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Animali fantastici e dove trovarli versione scuba diving- La Bonellia viridis

Ci sono organismi marini che tutti conoscono se non perché li hanno visti facendo un’immersione sicuramente li hanno comprati al supermercato o ordinati al ristorante… poi c’è la vasta moltitudine che nessuno conosce perché piccoli, poco colorati e non di interesse commerciale.

Questa grande fetta di animali e vegetali viene quasi sempre ignorata anche dai subacquei più esperti. Ma a chi decide di interessarsi a loro possono rivelare storie incredibili che non li faranno mai più uscire da un’immersione dicendo la triste frase “non ho visto niente”.

La Bonellia viridis

Spunta da in mezzo alle rocce come un filino verde bruno, che può essere scambiato a prima vista per un alga, che finisce a forma di t leggermente ondulata. Questa è la sola parte che generalmente si può vedere della Bonellia viridis, ed è la sua proboscide che usa per sondare il terreno e procurarsi piccoli organismi o frammenti organici che costituiscono il suo cibo. La proboscide se toccata (sempre con la dovuta delicatezza) si ritira verso il corpo piuttosto velocemente. Il corpo invece si trova all’interno di cavità tra le rocce e ha forma arrotondata.

La zona in cui  è più facile individuarla è quella in cui una parete di roccia incontra un fondo sabbioso, poiché la proboscide si allunga sulla zona piatta in cerca di cibo ed è in questo modo facilmente visibile. Personalmente le più grosse che ho mai visto si trovavano sul fondo delle Cannelle (un immersione nei pressi di Porto Azzurro) ma se ne trovano di tutte le dimensioni praticamente in ogni immersione (normalmente tra i 10 e i 100 m di profondità su substrati duri in cui trovano riparo).

Fin qui niente di strano e tutto piuttosto noioso ma adesso viene il bello…tutto quello che abbiamo descritto ora è sempre ed esclusivamente una bonellia femmina! Il maschio infatti è lungo pochi millimetri e vive prima nella proboscide e poi nei pressi degli organi genitali della femmina, parassitandola. Di solito, quando noi guide lo raccontiamo in un debreafing, a questo punto fioccano i  commenti che cambiano a seconda che il pubblico sia femminile o maschile. Generalmente gli uomini esprimono approvazione per lo stile di vita e la posizione oculata in cui il maschio di bonellia si colloca, mentre le donne affermano che non ci trovano niente di strano dato che funziona così anche per l’Homo sapiens. La B.viridis invece se ne infischia di tutte queste lotte di genere visto che maschio o femmina che sia la sua vita sarà sempre confinata in un buco raccogliendo briciole per campare.

L’altro “strano” fatto relativo a questo organismo, dalla vita alquanto sedentaria, è la modalità con cui avviene la determinazione del sesso infatti è uno dei pochi casi di determinazione fenotipica cioè dipendente da fattori ambientali. La B.viridis nasce “cherubino” (asessuato) e trascorre la prima parte della sua vita come  larva trocofora (tipo di larva di forma simile ad una trottola provvista di ciglia con le quali può fare piccoli spostamenti)  nuotando liberamente e felicemente nel mare. Tranquillamente no, perché se fortunata, rischierà moltissime volte di diventare il pranzo o la cena di qualcuno e se sfortunata terminerà la sua vita ancora asessuata nella pancia di qualcuno.

Nuota e nuota quando arriva il momento se viene risucchiata da una proboscide di femmina diventerà un maschio  altrimenti diventerà una femmina. Questo avviene perché le femmine adulte sono ricche di un pigmento verde detto bonellina che induce nelle larve la mascolinizzazione, in assenza di questa sostanza quasi tutte invece diventano femmine. Alcune larve comunque sembrano essere resistenti all’effetto della bonellina e tendono ad esprimere caratteri maschili o femminili indipendentemente dalla presenza di tale sostanza producendo degli intersessi, insomma dei veri ribelli!

Dimorfismo sessuale nella B.viridis la femmina è notevolmente più grande del maschio della sua specie, infatti può essere lunga dai 10 cm a 1 metro (inclusa la proboscide) mentre il maschio è nell’ordine di pochi millimetri.
La bonellina inoltre è la responsabile del colore verde intenso della B.viridis, caratteristica alquanto insolita anche per un animale marino, e causa della sua tossicità. Si…questo simpatico ed all’apparenza innocuo animaletto è in realtà velenosissimo!

Contenuta sia nella proboscide che nella cute della B.viridis, la bonellina ,è una molecola a base di clorina come la clorofilla ma non è correlata con lei (anche se all’inizio degli studi su questa molecola era stato ipotizzato che B.viridis la ricavasse a partire dalla clorofilla assunta tramite l’alimentazione).

A questo punto della storia, la B.viridis si trasforma in uno “spietato killer”…. infatti bastano concentrazioni bassisime del suo pigmento verde  per avere l’effetto tossico, inoltre questa sostanza penetra velocemente nei tessuti accelerandone l’effetto. Grazie a questo pigmento la B.viridis pur vivendo in ambienti potenzialmente ricchi di organismi incrostanti ne è completamente priva. Ma la sua “spietatezza” non si ferma qui infatti (sempre grazie alla bonellina) è capace di bloccare lo sviluppo degli embrioni di echinodermi e delle ascidie, inoltre causa la dissociazione cellulare nelle spugne. Adesso si va nello “splatter” nel vero senso della parola perché mettendola in contatto con del sangue la bonellina ne causa l’emolisi. Questo pigmento inoltre diventa molto più attivo in presenza di luce.

Quindi da ora in poi, quando vedrete spuntare quella timida proboscide da sotto un sasso, ricordatevi  che siete di fronte ad un animale dalle mille sorprese.

Per chi desidera approfondire di seguito alcuni link e le fonti da cui ho attinto per questo articolo tutte liberamente consultabili da internet.

Bonellia viridis

Info accessibili tramite google book:

“Comparative Biochemistry: A Comprehensive Treatise, Volume IV: Constituents of Life — Part B focuses on the distribution, biogenesis, and metabolism of cells and organisms”, pag 587

Bioorganic Marine Chemistry, Volume 1 Springer Science & Business Media, 06 dic 2012 , pag 81 e 155

“Polychaetes & Allies: The Southern Synthesis”  Di Australian Biological Resources Study, Csiro Publishing, 2000 pag da 354 a358, da 361 a 362,368,369

La posidonia non è un alga!!!

LA POSIDONIA OCEANICA NON è UN ALGA!

Avete presente in Peter Pan quando dice “Ogni volta che un bimbo dice: ‘Io non credo alle fate’, c’è una fatina che da qualche parte cade a terra morta.” Ecco quando qualcuno chiama la Posidonia oceanica alga, in qualche parte del mondo, a un biologo marino viene il mal di pancia…probabilmente a quello che si trova più vicino a voi mentre dite la suddetta cosa. Per favore perdonatelo se a quel punto si avvicinerà e proverà a spiegarvi perché tale affermazione è tanto sbagliata (lo stesso vale anche quando ordinate polipi al ristorante!). Lo so che tutti pensate che in mare ci siano solo le alghe a fare la fotosintesi ma invece no!

La Posidonia oceanica NON è un alga ma una pianta. (altro…)

Quello che non ti aspetti dal mar Mediterraneo

Spesso molti subacquei raccontano di essere stati in posti esotici per fare fotografia macro o ci parlano di piccole creature marine colorate e come queste siano varie e stupende da vedere. 

Beh molti non sanno che il mar Mediterraneo è ricchissimo di questi organismi e altrettanto colorato, basta scegliere i giusti posti o avere pazienza di cercare, come del resto si fa in molti posti tropicali per trovare il nudibranco strano o l’organismo unico al mondo presente solo in quel luogo.

Di seguito una piccola galleria fotografica che pensiamo renda bene l’idea della ricchezza del mar Mediterraneo.